Categoria: Musei

  • I musei contemporanei come strumento critico

    I musei contemporanei come strumento critico

    I musei (italiani e non) per far fronte ai tagli di fondi pubblici, devono inventarsi modi alternativi per creare attrazione, contrastando il ritornello dominante del “più grande è più bello e “della cultura redditizia”. La mia idea è che i musei devono essere gratuti, perchè l’accesso alla cultura è un diritto di tutti e no, Ministro Sangiuliano, non si va al museo quando ce lo possiamo permettere…

    L’avvenire del museo pubblico è a rischio e rappresenta sempre meno gli interessi della collettività. Purtroppo la cultura viene ridotta a veicolo di promozione per eventi, a corollario di privilegi dei privati e tutto deve fare business ed essere redditizio.

    No caro Ministro Sangiuliano, paragonare il Museo degli Abba agli Uffizi, è una stupidaggine. I musei devono essere gratuiti. Difatti è stato un buon esperimento la gratuità dei musei comunali romani scarsamente visitati, per non parlare della comune tendenza dei grandi musei europei a lasciare ai visitatori la libertà di donare a piacimento, primi tra tutti quelli UK come Tate, National Gallery e il British Museum (dove la collezione è gratis, ma le mostre temporanee sono a pagamento), o a lasciare liberi gli slot serali, come i musei madrileni del Prado e del Reina Sofia.

    Bisogna salvaguardare le rara eccezione. Trovare alternative al mantra dominante del “più grande e del più redditizio”. Attraverso illuminate politiche di acquisizione e allestimento delle proprie collezioni permanenti, i musei contemporani possono puntare alla sperimentazione, alla capacità di utilizzare le proprie risorse per imbastire un discorso critico e generare, per esempio, uno sguardo “politico” sull’attuale fase storica.

    Serve una nuova concezione del museo contemporaneo, da intendere come pratica e non come mera periodizzazione, a favore di una rilettura del ruolo del museo come istituzione in grado di preservare l’eredità culturale e allo stesso tempo offrire una voce critica che possa interrogare il presente e contribuire a realizzare un futuro diverso.

    Fare molta attenzione alle mostre temporanee, alla multimedialità e alla capacità della tecnologia di generare interesse nel pubblico giovane, immersività ed emozioni.

  • La realtà aumentata nel museo è il nuovo modello phygital

    La realtà aumentata nel museo è il nuovo modello phygital

    Quale sarà l’impatto a lungo termine di questo periodo di lockdown sul nostro modo di vivere il museo? e come sarà in futuro il rapporto tra visita fisica e virtuale in un museo? Segnatevi la parola “phygital”.

    Il periodo di lockdown dei musei ha spinto in avanti la digitalizzazione della visita e accelerato il processo di modernizzazione nella fruizione delle esposizioni, ma come si evolverà da ora in avanti il rapporto tra visite sul posto ed esperienze a distanza? Questa spinta digitale ha modificato definitivamente la visione dei musei o si ritirerà come una marea improvvisa?

    APP di realtà aumentata nel museo, audioguide, visori per il tour virtuale del museo, postazioni di realtà virtuale e installazioni immersive, fino al lockdown per COVID, costituivano sostanzialmente solo un supporto all’esperienza di visita. Ovvero consentivano una visita, un percorso più esperienziale, ma il personale museale rimaneva fondamentale per la guida alle collezioni e alla cura degli archivi.

    Museo e Covid-19

    In questo periodo di emergenza c’è stata una fioritura incredibile di tour virtuali e pillole d’arte attraverso i social media, incontrando un pubblico entusiasta e creando una crescita dei follower dei musei.

    Le emergenze se portassero sempre a un crescita, sarebbero quasi benvenute, ma non è così. La spinta iniziale alla “sopravvivenza” si esaurisce al rientro nella normalità, e la spinta digitale dei musei deve essere inglobata in un piano di crescita digitale, con le nuove pratiche, che devono diventare sistemiche, organiche e strumentali.

    Lo sviluppo e la diffusione di nuovi strumenti tecnologici (di facile utilizzo e di dominio pubblico come i cellulari) consente nuove opportunità di fruizione degli spazi museali e un esempio di queste nuove possibilità ci viene fornito dalla realtà aumentata.

    Non sto a spiegare cosa sia una piattaforma di realtà aumentata, ma riassumo dicendo che permette di rendere più coinvolgente e interattiva l’esperienza del visitatore, grazie ad un sistema di posizionamento, localizzazione di prossimità, con cui fruire di contenuti supplementari.

    In quest’ottica, la realtà aumentata, in grado di incrementare i “sensi” del visitatore con contenuti digitali, deve scatenare in futuro un cambiamento sulla ricezione dei beni artistici e culturali.

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  • Dalla museografia alla museologia moderna

    Dalla museografia alla museologia moderna

    Quando si è cominciato a parlare di museo aperto al pubblico e come la prospettiva museale è diventata orientata alla fruizione di un pubblico? La realizzazione museale moderna.

    Il museo è entrato profondamente nella nostra vita moderna e la nostra società (occidentale) ha creato una vera e propria civiltà del museo, che sia culto del passato, del presente, della scienza e della tecnica, dell’arte o dei costumi.

    Ma questo bene acquisito, ha subito un percorso di almeno 300 anni, rinnovando continuamente l’istituzione museo, la sua fisionomia e la sua concezione. Dal dopoguerra il museo, come mai in passato, è stato definito e istituzionalizzato a livello mondiale; basti pensare all’istituzione dell’ICOM (emanazione dell’UNESCO), che dal 1948 coordina i musei di tutto il mondo, guidandoli con linee comuni e condivise.

    Proprio nel dopoguerra si afferma in uso comune il termine anglosassone museology e possiamo dire che la museologia riguardi esattamente un modo innovativo e moderno, di affrontare le problematiche dei musei. Per capire il rovesciamento di prospettiva, non possiamo che partire dal “vecchio” (termine) museografia, coniato da Friedrich Neickel nel 1727 nella sua opera in tedesco “Museografia, guida per una giusta idea e un utile allestimento dei musei”.

    Questo trattato dei primi del settecento serve per capire i primi passi della funzione museale nella società e come essa sia radicalmente cambiata nei nostri giorni.

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  • Come i musei possono usare la realtà aumentata nel percorso di visita

    Come i musei possono usare la realtà aumentata nel percorso di visita

    La realtà aumentata è un arricchimento delle informazioni che hanno i nostri sensi, con dati digitali aggiuntivi. Quindi è una tecnologia per sovrapporre immagini, testo o suoni sopra a ciò che già si vede

    Di cosa parlo in concreto? Per capirci, una delle applicazioni di realtà aumentata divenuta famosa è Pokémon Go, il gioco per smartphone, dove si possono catturare i Pokémon nascosti nella realtà di tutti i giorni.

    Intanto distinguiamo tra AR e VR. Qual è la differenza tra realtà aumentata e realtà virtuale?

    La realtà virtuale offre un’immersione totale in una realtà diversa, alternativa e richiede un supporto tecnologico (visori, caschi, controller, ecc.) molto più complesso di uno smartphone. L’utente tende a disorientarsi nel tempo e nello spazio.

    La realtà aumentata aggiunge “cose” al mondo reale, è come un sesto/settimo senso, con una fruizione più semplificata ed è per questo, a mio avviso, una tecnologia più matura per un uso diffuso nei musei. Ci sono infatti molte indicazioni per usare la realtà aumentata nei musei, rendendo il pubblico protagonista, ma al centro del racconto.

    Il racconto museale, secondo me, è il punto nettamente a favore della realtà aumentata, in quanto il visitatore continua ad essere presente a se stesso e “rimane nel museo“, non perde il contatto con la storia che sta vivendo.

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  • ICOM salvaguardia il patrimonio culturale, le finalità sociali e culturali

    ICOM salvaguardia il patrimonio culturale, le finalità sociali e culturali

    Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico e per un pubblico.

    Una delle più notevoli innovazioni di ICOM è di liberarci delle nostre molteplici formazioni scientifiche per spingerci a non considerare, in seno ai nostri gruppi, la missione museografica che ci unisce.

    Per la prima volta un’associazione internazionale ci invita a prendere sul serio e a perfezionare una serie di esigenze, lasciate finora all’iniziativa e al buon senso di ciascuno.

    Si elaborerà così una tecnica che, sebbene il museo viva da più di un secolo e mezzo, non è stato finora perseguito con metodo. Si valorizzerà così una funzione talvolta misconosciuta dalle stesse persone che l’assumono.”

    (Georges Salles, ICOM | Première Confèrence biennale, Résumé des traveaux, Paris 1948)

    ICOM (International Council Of Museums) opera in coerenza con il Codice Etico e la sua missione è lavorare per la salvaguardia del patrimonio culturale e lo sviluppo dei musei.

    La definizione di museo

    Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società, e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali ed immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, e le comunica e specificatamente le espone per scopi di studio, istruzione e diletto.

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  • Ingiustizia nella Scienza [Musei]

    Ingiustizia nella Scienza [Musei]

    Il ruolo di scienza e musei nella lotta al razzismo e all’uguaglianza, dal blog di Nina Simon Museum 2.0

    In questi giorni sembra che tutte le istituzioni e le organizzazioni culturali rilascino una dichiarazione in cui disprezzano il razzismo e si allineano con i movimenti per la giustizia, anche i Musei e la Scienza si stanno unendo alla protesta. Le dichiarazioni pretendono di “stare con la comunità nera” e di essere “devastati dagli omicidi “. È difficile vedere ora, come queste affermazioni si trasfomeranno in azioni significative, soprattutto perché sembra che molte di queste stesse istituzioni abbiano languito per decenni su questioni di diversità, equità, accesso e inclusione.

    I sistemi in cui operano queste organizzazioni non sono progettati con questi principi come parte del loro tessuto, anzi è vero il contrario. Le stesse organizzazioni stanno proponendo sistemi di oppressione, per loro stessa natura.

    La scienza non è assolta dalle questioni di giustizia

    Storicamente, queste istituzioni hanno rivendicato la neutralità e l’oggettività della scienza, per allontanari dal fare i conti pubblicamente con il razzismo sistemico. Il velo della neutralità è stato sollevato, è giunto il momento di portare la giustizia in primo piano.

    Diverse volte nella mia vita (come persona di colore) ho pensato “come posso prosperare in un sistema che sto attivamente cercando di rovesciare“, sembra una contraddizione. Se mappiamo questa linea di pensiero su un’intera organizzazione (azienda), diventa ancora più problematico, ci sono CDA e dipendenti con cui confrontarsi. Quando le persone parlano di oppressione sistemica, quali sono i sistemi a cui fanno riferimento? Quali sono i loro nomi? È il capitalismo? È la struttura gerarchica delle organizzazioni? Sessismo, razzismo? Tutto insieme?

    Idee concrete nelle istituzioni anche museali


    In qualità di positivista autoproclamata e orientata alle soluzioni, ho cercato di superare la mia impotenza, identificando idee concrete di cambiamento. Vorrei condividerle con voi, nel caso risuonassero come qualcosa che potresti fare e/o proporre nella tua organizzazione.

    Quando pensiamo di trasportare queste idee su un’organizzazione, penso a come la leadership del museo possa farle proprie individualmente (direttore, presidente), collettivamente nei vari dipartimenti (risorse umane, amministrazione, ecc.) e così via.


    Responsabilità: qualsiasi affermazione su una posizione istituzionale sull’uguaglianza razziale, dovrebbe essere accompagnata dalle azioni concrete intraprese dall’organizzazione per sfidare lo status quo. Riconoscere il tuo ruolo nel razzismo strutturale è un buon inizio, ma non abbastanza, cosa hai intenzione di fare al riguardo? Che responsabilità hai?


    Vulnerabilità: va bene sbagliare e non sapere cosa dire, ma non lasciare che questo ti paralizzi. Soprattutto quando si tratta di creare uno spazio in cui possiamo crescere e venire a patti con la portata e le ramificazioni del privilegio. Nessuno si aspetta che tu abbia tutte le risposte: coltiva il coraggio di ammetterlo e lavora su questo insieme ad altri. Sii trasparente al riguardo.


    Umiltà: la maggior parte dei grandi leader che ho conosciuto sono stati umili. Cosa significa incarnare veramente i principi dell’essere un work in progress? Ammetti di non sapere tutto, non porre i tuoi pensieri come vangelo, sii pronto ad ammettere la colpa, non aggrapparti ai tuoi dogmi ed ascolta le voci di coloro che ti circondano.

    Pazienza e persistenza: devono andare insieme! Mi stanco, mi prendo una pausa, continuo. È utile sapere che la resistenza può assumere forme diverse ed è importante sapere che è lenta. Devo ricordarmelo spesso perché voglio vedere il cambiamento accadere ieri, cosa che è già avvenuta e che continuerà ad accadere.


    Coalition Building: non puoi fare tutto da solo! Trova persone interessate a svolgere la missione e circondati di loro. Seguili sui social media e contattateli se avete bisogno di aiuto. Non tutti (forse nemmeno la maggior parte) saranno motivati ​​a fare questo tipo di lavoro, non scoraggiarti troppo, concentrati sul tuo viaggio.

    Il ruolo della scienza e dei musei


    I musei e la scienza sono un forum e uno spazio in cui le comunità possono affrontare questioni importanti per loro: cambiamento climatico, povertà, insicurezza alimentare, qualità dell’aria e dell’acqua.

    La scienza ha un ruolo da svolgere nella creazione di una società più giusta ed i musei ne sono parte integrante (e spero inseparabile). Sono connettori che lavorano per collegare comunità scientifiche e di ricerca, con persone che non si identificano necessariamente con la scienza. Ispirano curiosità, promuovono l’indagine, incoraggiano il fallimento e l’indagine critica, è un buon momento per concentrarsi sul fare queste cose con una lente sulla giustizia sociale!

  • L’utilizzo del QR code negli allestimenti museali

    L’utilizzo del QR code negli allestimenti museali

    La diffusione dei codici QR- nel panorama museale è una diretta conseguenza del progressivo orientamento al pubblico dei musei stessi.

    Questa tipologia di codici QR (assimilabili a codici a barre) vengono usati per fornire informazioni aggiuntive sulle opere o per collegare a oggetti multimediali (video, audio, ecc.) e vengono collocati o vicino all’opera o sui pannelli informativi degli spazi espositivi. La grande diffusione di smartphone e i tablet, insieme al fenomeno Social Network, ha modificato velocemente anche lo scenario delle applicazioni multimediali in ambito culturale. Ecco perchè sempre più frequentemente, durante la visita nel museo, siamo invitati ad usare il nostro smartphone per scannerizzare un codice QR e approfondire un contenuto sul nostro dispositivo.

    In un museo siamo davanti a esposizioni che, già di per sè, sono comunicative e utilizzano il paradigma visivo per eprimere qualcosa, per cui l’utente davanti al simbolo-icona QR Code ha una predisposizione naturale all’interazione con esso. Se poi sommiamo il “protagonismo” che i Social hanno iniettato nelle persone, con la componente emotiva di sentirsi attivo in un processo cognitivo, utilizzando il proprio dispositivo mobile per scoprire qualcosa in più, capiamo come questo piccolo quadratino QR, stia avendo un grande successo nel museo.

    Come funziona il QR Code?

    Per prima cosa il QR CODE è uno strumento di comunicazione visiva, che permette di avere un collegamentio tra quell’icona quadrata e un contenuto in Rete. QR sta per Quick Response (Risposta Veloce), quindi attraverso uno smatphone e una rete dati, si può accedere rapidamente ad un contenuto on line.

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  • Come realizzare i pannelli di un museo. Non si improvvisa nulla.

    Come realizzare i pannelli di un museo. Non si improvvisa nulla.

    I pannelli, grazie ai nuovi materiali e metodi di stampa, sono uno strumento economico, versatile e per questo sono largamente usati nei musei per l’azione didascalica e per le comunicazioni di servizio.

    Il pannello museale è un oggetto tutt’altro che semplice e banale nella sua realizzazione. Mi capita spesso di incontrare nei musei sistemi di pannelli, che non hanno le caratteristiche minime di accessibilità alle informazioni che devono garantire. Spesso sono realizzati con superficialità, frettolosamente e con sciatteria (ho trovato anche errori di ortografia!) e non rendono la loro funzione fondamentale.

    La genesi è complessa e richiede diverse figure professionali, un grafico, un copywriter, un traduttore un fotografo, un linguista, fino ad uno psicologo. Per chi entra in un museo con una visita individuale i pannelli esplicativi sono il principale supporto per la comprensione degli oggetti esposti e la descrizione del percorso museografico.

    Le funzioni dei pannelli in un museo

    • Orientano il pubblico
    • Accolgono
    • Descrivono i servizi
    • Forniscono indicazioni sugli oggetti
    • Approfondiscono
    • Spiegano la struttura e la storia del museo
    • Segnalano le peculiarità delle sale
    • Traducono

    I pannelli sono parte integrante del museo stesso e possono diventare anche elementi architettonici e divisori; aspetto creativo, grafico, testuale e realizzativo non viaggiano su binari separati. Ma purtroppo trovo tanti errori.

    Le immagini, i colori e la grafica sono gli aspetti che richiamano l’attenzione dell visitatore, che sarà poi interessato o meno, a leggere i testi, che sono il principale veicolo di informazione e di approfondimento, relativi al percorso espositivo.

    Affinchè i visitatori leggano i testi dei pannelli museali, occorre un gioco di squadra fra i professionisti che se ne occuperanno, ma secondo me scelta del font, sintassi, analisi lessicale, illuminazione, abbinamento di colori e immagini, sono i principlai elementi da prendere in considerazione.

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  • Principi di NUI design per software touch screen e interfacce naturali nei musei

    Principi di NUI design per software touch screen e interfacce naturali nei musei

    Come possiamo usare le interfacce naturali e i principi di NUI design per costruire postazioni multimediali interattive in un museo?

    L’interfaccia utente naturale NUI (Natural User Interface) è il termine utilizzato per riferirsi a una interfaccia utente che è (completamente) invisibile. La parola naturale viene usata perché il computer usa periferiche di controllo artificiale, il cui utilizzo  deve essere capito. La NUI è lo studio dei movimenti (relativamente) naturali, azioni e gesti che servono per usare un software o navigare nei contenuti di uno schermo.

    Il primo principio su cui si basa il NUI design è la mancanza di una tastiera fisica e/o mouse, quindi o si interagisce su schermi touch screen o parliamo di navigazione gestuale (es. Kinect, Wii, ecc.).

    Progetta per le dita e non per il mouse

    Gli obiettivi touch su uno schermo devono essere molto più grandi di quelli di un desktop o notebook: da 8 a 14 mm per essere usabili dalle dita.

    Ricorda la fisiologia umana

    Non fare in modo che gli utenti debbano fare estensioni o azioni fuori dalla comune fisiologia.

    Non abbiamo braccia da gorilla

    Gli esseri umani non erano/sono nati per svolgere molti compiti a mani alzate e per lunghi periodi di tempo. Siamo limitati, ebbene si.

    Copertura dello schermo

    Le dita sono attaccate al palmo che può coprire lo schermo mentre fai un touch. Evita di mettere elementi essenziali in posizioni che possono essere coperte dalla mano dell’utente. I menu vanno messi sempre in basso.

    Conoscere la tecnologia

    Il tipo di touch screen, lo schermo, i sensori e le fotocamere determinano il tipo di gesti per cui dobbiamo progettare.

    Attrarre con semplicità

    Utilizzare un gesto semplice per convincere gli utenti a inizializzare il sistema. Non usare combinazioni di azioni che l’utente possa innescare accidentalmente.

    Gesti e comandi

    Studiare un modo semplice (pulsanti, cursori, voci di menu, ecc.) per accedere alle funzionalità e ai comandi del software, ma anche studiare gesti avanzati e apprendibili (tips&tricks) come scorciatoie (Ctrl C – Ctrl V).

    Varietà dei gesti

    C’è una vasta gamma di modi per eseguire lo stesso gesto. Pensa sempre a quello.

    Una regola non scritta, ma comprensibilmente fondamentale, è quella di abbinare la complessità del gesto alla complessità e alla frequenza dell’attività. Le attività semplici e usate frequentemente dovrebbero avere gesti altrettanto semplici e quando si tratta di far interagire un visitatore in un museo, la complessità deve essere minima.